Oggetti in vetro Murano

Oggetti in Vetro di Murano

Antonella Farsetti nel suo studio produce prevalentemente oggetti "in vetro Murano". Le lastre vengono ordinate direttamente dall'isola Veneziana, dove ancora la pasta di vetro viene prodotta dalle fornaci degli antichi vetrai. Come base di partenza la lastra di vetro fatta a mano è già sintomo di qualità e originalità; le irregolarità della forma e dei colori ne sono la garanzia. Ispirandosi via via a temi e concetti diversi, Antonella Farsetti esprime la sua arte tagliando e componendo con varie forme e strati i propri oggetti in vetro; l'oggetto finale sarà una sorta di "seconda fusione" dei vari pezzi di vetro di Murano, ottenuta mediante il forno per la cottura e termoformatura del vetro, e gli stampi in fibra ceramica, anch'essi frutto, nella maggior parte dei casi, della vena creativa dell'artista.
A volte gli oggetti appartengono a una determinata collezione , quali "architetture in vetro", "...della trasparenza" ecc.. Ogni oggetto però, rigorosamente firmato con oro cotto in forno, è naturalmente "unico".

Alcuni cenni storici:

Murano

Murano è un'isola di cirsa 5600  a nord-est di Venezia, lungo il canale dei Marani.
Il suo nome deriva da Amurianum, uno dei quartieri di Altino (un'antica città romana un tempo situata sulla laguna veneta), i cui abitanti si rifugiarono sulle isole per sfuggire all'invasione degli Unni nell'anno 453.

Come la stessa Venezia, nella realtà è composta da sette isole minori, di cui due di origine artificiale (Sacca Serenella e Sacca San Mattia), divise da canali e rii e collegate tra loro da ponti. È totalmente urbanizzata (escludendo la Sacca S. Mattia tuttora in fase di bonifica) e, con circa 4.500 abitanti, risulta essere uno dei centri più popolosi della Laguna. La località è nota in tutto il mondo per il plurisecolare artigianato della lavorazione del vetro.
Murano fu uno dei tanti centri fondati dai profughi di Altino durante le invasioni barbariche. Secondo la tradizione, il toponimo deriverebbe da Ammuriana, una delle porte della città madre.
L'isola è però nominata per la prima volta solo nell'840, quando nel Pactum Lotharii si ricorda anche Amorianas. Se ne accenna poco dopo in Costantino Porfirogenito e Giovanni Diacono, mentre si elencano almeno dieci muranesi nella lista delle decime di Pietro II Orseolo (X-XI secolo). I documenti dei secoli XI e XII la descrivono come località di transito per il flusso migratorio proveniente da Torcello ed Equilio e diretto verso la nascente Venezia.
Dal punto di vista civile la città era retta da un gastaldo ducale, mentre a livello religioso faceva capo alla chiesa matrice dei Santi Maria e Donato (metà del X secolo), a sua volta sottoposta nella diocesi di Torcello. Più tardi le si aggiunsero le pievi di San Salvatore, San Martino e Santo Stefano
La città, da sempre inserita nella Venezia marittima, ebbe una certa autonomia sino al 1171, quando fu unita al sestiere di Santa Croce. Dal 1275 fu invece retta da un proprio podestà; ebbe pure il privilegio di potersi dare delle leggi, garantite da un Maggior Consiglio formato da un discreto numero di nobili muranesi (circa cinquecento) e presieduto da un Podestà, e di coniare una propria moneta (l'Osella).
Diventò ben presto importantissima per la lavorazione artistica del vetro, grazie ad un decreto della Serenissima Repubblica del 1295 che ne sanciva il trasferimento delle fornaci da Venezia: più di una volta, infatti, esse avevano provocato gravi incendi, aggravati dal fatto che allora le costruzioni a Venezia erano soprattutto in legno.
L'autonomia dell'isola, ora come comune, fu confermata sotto Napoleone, il quale però ne depauperò e demolì moltissimi conventi e chiese (oggi se ne contano solo tre), e sotto gli Austriaci. L'istituzione, che comprendeva anche Sant'Erasmo e le Vignole, fu soppressa nel 1923 e il territorio integrato a quello di Venezia.

L'arte del vetro

Nel 1295 si decretò che le vetrerie di Venezia, attive probabilmente già prima del mille, fossero trasferite a Murano dal momento che i forni dei laboratori erano spesso responsabili di disastrosi incendi, che divenivano particolarmente gravi perché all'epoca le costruzioni erano principalmente in legno. Tuttavia, documenti e reperti antichi testimoniano che l'industria si fosse radicata nell'isola già da tempo.

Concentrare le vetrerie a Murano servì alla Serenissima, gelosa di un'arte che l'aveva resa celebre in tutto il mondo sin dalle origini, a controllarne meglio l'attività. I mastri vetrai erano obbligati a vivere sull'isola e non potevano lasciare Venezia senza un permesso speciale. Molti tuttavia riuscirono a fuggire, esportando all'estero le loro celebri tecniche. La più importante crisi che colpì l'industria fu quella del XV secolo, quando si cominciò la fabbricazione dei cristalli di Boemia, forse ispirati agli stessi vetri di Murano. Venezia ne uscì, specie da quando il vetro fu utilizzato per la realizzazione di lampadari, tutt'oggi tra i manufatti più noti di Murano.

Solo i mastri vetrai, fra i non nobili, potevano sposare figlie di patrizi. La Repubblica infatti, emanò un decreto, in seguito ai disordini avvenuti nel Maggior Consiglio di Murano, che dichiarava cittadini muranesi solamente coloro i quali fossero nati nell'isola o avessero acquistato immobili nella stessa. Nel 1602, il podestà Barbarigo, nel censire gli isolani, ricorse alla compilazione di un Libro d'Oro. L'iter per ottenere l'iscrizione non era né semplice né breve e infatti avveniva solamente mediante il consenso della Repubblica. Chi non risultava iscritto non poteva svolgere alcun tipo di lavoro in vetreria, non partecipava ai consigli e non usufruiva di tutti gli altri privilegi concessi ai cittadini muranesi.


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